Il lavoro di editor visto dall’esterno è un lavoro affascinante e per alcuni aspetti lo è davvero, ma è anche un lavoro faticoso e al quale bisogna prestare la massima attenzione, dedicare molto tempo per non parlare della continua formazione. Quando mi chiedono in cosa consiste il lavoro di editing, io rispondo sempre che si tratta di un lavoro dinamico e che l’editing, al di là della correzione del testo in un italiano corretto, è differente da testo a testo e da autore ad autore.
Spesso si pensa che l’editor riscriva il testo all’autore. In realtà non è così. L’editor accompagna l’autore nella stesura del testo, cercando di spronare l’autore a scrivere nel migliore dei modi, suggerisce soluzioni dinamiche, fluide ed elimina il superfluo. Si tratta di un lavoro di squadra, che deve trovare l’autore predisposto ad accettare consigli, critiche e suggerimenti per migliorare il testo. Quando un editor suggerisce una modifica, questa va sempre approvata dall’autore e se la comunicazione tra i due si fa difficile, l’editor dovrà mettere in campo ogni sforzo per far sì che l’autore comprenda lo scopo della persona che lo sta guidando.
L’editor non è nemico dell’autore, non è una persona che è al di sopra di tutti, ma è un alleato, un amico che ha a cuore la riuscita del lavoro, affinché il testo in oggetto possa trovare il piacere del lettore. Se un autore pensa di “ingannare” l’editor o crede di poter gestire il proprio interlocutore ponendosi in una posizione di forza nei suoi confronti, allora è destinato al fallimento.
Per farvi comprendere come lavora un editor, vi faccio un esempio pratico:
Cosa propone l’autore: «Entrò nella stanza e sentì un freddo terribile che la fece tremare tutta. Aveva paura da morire. Prese la tazza di tè caldo tra le mani per scaldarsi le mani, ma le sue mani tremavano così tanto che il tè si rovesciò sul pavimento di legno».
Cosa non va qui? Ci sono troppe ripetizioni della parola “mani”, c’è un cliché trito (“paura da morire”) e l’autore ti dice che la protagonista ha freddo e paura, invece di farsi trasportare dall’atmosfera.
Cosa propongo io: Un testo fluido e d’atmosfera. Suggerisco di eliminare le ripetizioni usando sinonimi intelligenti (mani ➔ dita, pavimento di legno ➔ parquet), rimpiazzare il cliché e rendere la scena visiva. La paura e il freddo si possono percepire attraverso le azioni del personaggio, senza bisogno di nominarli.
Come cambia il testo dopo l’editing? «Un brivido pungente le attraversò la schiena non appena oltrepassò la soglia. Strinse la tazza di ceramica nel tentativo di placare il tremito, ma le dita non le ubbidirono: il tè caldo scivolò via, macchiando il parquet con una striscia scura».
Scrivere è un atto d’impulso, editare è un atto di precisione. Spesso la differenza tra un libro “bello” e un libro “indimenticabile” sta nei dettagli: quel cliché di troppo, quel tempo verbale che salta, quel refuso che scappa anche alla decima rilettura.
Se hai un manoscritto nel cassetto, non lasciarlo al caso. Mi occupo di Editing e Correzione bozze per dare al tuo testo la veste che merita, rispettando la tua voce.
